Governativi: Ctz in asta con rendimenti in rialzo

Si percepisce la tensione sui mercati dei titoli di stato italiani, venerdì 24 aprile. Le cause principali sono state , da un lato il collocamento del Mef e dall’altro la diffusione del rating di Standard & Poor’s sull’Italia.

Il rating su un titolo governativo ha lo stesso effetto di una notizia sul prezzo di una azione di una società quotata. Se la notizia è buona il valore dell’azienda sale con la sua quotazione in borsa. Se la notizia è cattiva, al contrario, il prezzo scenderà.

Ctz e Btp€i
In asta Ctz e Btp€i : rendimenti in rialzo

Nel caso dei titoli di stato, la notizia negativa impatta sul prezzo, che scende, e fa aumentare il rendimento a scadenza dei titoli già in circolazione per chi li acquisterà dopo l’evento. E, sul fronte delle emissioni lo stato è costretto ad aumentare il rendimento dei titoli in asta per renderli più appetibili a fronte di un rischio maggiore per gli investitori.

In genere, i rating sugli stati vengono diffusi quando le borse del paese sono chiuse sono chiuse. In modo da non influenzare immediatamente i corsi delle quotazioni. E nel caso specifico l’annuncio del rating di S&Poor’s era atteso in serata e nel mattino si doveva procedere con l’asta del Ctz e del Btp€i.

Del Ctz scadenza 29 novembre 2021, (isin IT0005388928) il titolo privo di cedola, ne sono stati richiesti quasi 4,5 miliardi e sono stati assegnati 2,750 miliardi di euro. Al prezzo di 98,43 il rendimento a scadenza sarà del 1,01 per cento in rialzo rispetto allo 0,307 collocato nel mese di marzo.

Assegnati un miliardo del Btp€i, (isin IT0005387052) a fronte di una richiesta di 1,516 miliardi di euro. E’ evidente che il rischio d’ inflazione nella zona euro non viene percepito dagli investitori. Collocato a 87,50 avrà un rendimento a scadenza del 1,77 per cento, a fronte di una cedola su base annuale dell 0,40 per cento distribuita con scadenza semestrale.

In serata S&Poor’s ha diffuso il rating dell’Italia a BBB con outlook negativo. Non è successo nulla? Non proprio. Se l’economia italiana non dovesse riprendere, i costi del debito dovessero subire un incremento e il governo non presentasse un piano di bilancio per ridurre il premio nei prossimi anni, il rating sarà ridotto .

Nell’immediato, in questa settimana il Dipartimento del Tesoro emetterà altri titoli, per le aste di fine mese e si vedranno e toccheranno con mano gli effetti del rating.

Collocati dal Mef 16 miliardi di Btp: forte richiesta estera

Con la partecipazione di 160 investitori istituzionali, di 40 diversi paesi, per una richiesta di 110 miliardi di euro, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, martedì 21 aprile ha collocato 16 miliardi di Buoni del Tesoro poliennali.

I rendimenti dei titoli governativi sono in rialzo, complice l’emergenza della pandemia, che spinge il Paese ad incrementare il debito pubblico per far fronte alle necessità straordinarie.

Sono due i titoli collocati ad investitori istituzionali. Il primo è il nuovo Btp quinquennale, scadenza 1 luglio 2025, con cedola facciale di 1,85%, assegnato al prezzo di 99,66 per un ammontare di 10 miliardi di euro, e un rendimento a scadenza di 1,92 punti percentuali. Erano pervenute richieste per 65 miliardi di euro

Il secondo Btp, è il trentennale 1 settembre 2050, cedola al 2,45%, in questo caso si parla di riapertura. Sono stati collocati 6 miliardi a fronte di un importo richiesto di 48 miliardi e con un rendimento lordo a scadenza del 3,129 per cento.

La richiesta dei titoli di Stato italiani è stata alta sul fronte estero.

Il Btp a cinque anni è stato assegnato per il 51% ai fund manager e per il 33% alle banche. Il 76 per cento è stato collocato in paesi esteri di cui 33 punti percentuali nel Regno Unito è il 36,3 % in Europa.

Il titolo trentennale al 2050, è stato assegnato per il 53 per cento a fund manager e il 29 alle banche. Sono finiti nelle mani estere l’81 per cento di quanto collocato, così diviso: 43 per cento al Regno Unito e 33 per cento all’Europa.

Le principali istituzioni che si sono occupate del collocamento sono state: Banca Imi, Bank of America, Deutsche Bank, Jp Morgan, Nomura e Société générale.

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